Scritto lunedì, 25 agosto 2008 alle 21:13
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Pare che i buddhisti credano nella reincarnazione. Del tipo che se hai condotto la tua vita in armonia con le leggi dell'universo ascendi al Nirvana, mentre se ti sei comportato da pirla ti incarni in un essere inferiore. Lo so che quello che sto per dire mi farà rinascere vitello da macello. Ma lo devo dire.
Credo che Berlusconi e Bossi si reincarneranno in due zanzare. Quella di Bossi sarà una zanzara tigre. E io non vedo l'ora.

Pace... ohm... pace... (che c'avrà da ridere 'st'omino qui)... ohm...

"Tremate, tremate, le streghe son tornate!"
E come avrete notato sono state delle vacanze
mucho rilassanti!

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Scritto giovedì, 24 luglio 2008 alle 16:19
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"Notti magiche
inseguendo un goal
sotto il cielo
di un'estate italiana..."

   Quando avevo 4 anni, mi ricordo, adoravo i Queen. Durante le lunghe code autostradali - una costante dei nostri viaggi verso l'Italia - chiedevo sempre a mio padre di mettere "la sua cassetta", e la mia canzone preferita era Living on my Own. A mio fratello piacevano più i Modern Talking, mia madre li metteva per farlo addormentare: su di lui avevano l'effetto di una ninna nanna, Dio solo sa perché. Siamo cresciuti a pane di segale, carne di cavallo (da bravi ragazzini svizzeri) e musica, io e mio fratello. La musica, in particolare, c'era sempre: sarà che i miei genitori sono giovani, e quando io avevo 4 anni loro a malapena arrivavano a 26, due ragazzini. C'era musica sempre, c'erano i Queen, c'erano i Modern Talking e un sacco di gruppi che nessuno ricorda più, c'erano i Bee Gees, c'erano le colonne sonore di "Il tempo delle mele", di "Grease", de "La febbre del sabato sera", c'erano gli Abba e i Boney M,c'era Bob Marley. E poi c'era la musica italiana. Sempre. C'era sempre il Festival di Sanremo, perché Rai Uno si vede anche in Svizzera, e c'erano i Ricchi e Poveri, i Pooh, Riccardo Fogli, "La Traviata" di Verdi, Gianni Bella, Lucio Battisti, Claudio Baglioni, Edoardo Bennato, Loredana Berté, Mia Martini e Gianna Nannini. Profeticamente, già a quell'età avevo un'avversione per la Nannini. Me lo dovevo aspettare che pure Siena m'avrebbe stancato prima o poi. Però Un'estate italiana la adoravo. Perché quella era la mia canzone italiana, era la canzone dei mondiali in Italia, perché era Italia '90.
   Io e mio fratello siamo nati in Svizzera, però i nostri genitori ci hanno insegnato che eravamo italiani, che venivamo dal Bel Paese, la nazione dove c'era il paese in cui abitavano nonno e nonna, dove si parlava l'altra lingua che usavamo in casa e che gli svizzeri non capivano tanto bene, perché lassù si parlavo il tedesco o il dialetto della città in cui sono nata. Il Paese dove si gioca a pallone, dove tutti impazzivano per le partite, e noi eravamo italiani e tifavamo per l'Italia. Ed io mi ricordo i nomi di qualcuno che faceva parte della nazionale perché risuonavano per casa, dalla tv: Zenga, Baggio, e Schillaci. A distanza di alcuni anni, poi, il nome di Schillaci mi è ritornato in mente, e mi sono chiesta "chissà chi è?": bizzarrie della mente umana. Ricordi distorti per nostalgia, chissà.
   Non si stava tanto male, però, in Svizzera. Il razzismo non sapevo neanche cos'era. Non c'era modo di sentirsi fuori posto, altrimenti lo saremmo stati tutti: gli svizzeri, gli autoctoni, sono pochini, ma pochi davvero. Nel '90 in Svizzera eravamo in tanti ad essere italiani, ma c'erano anche spagnoli, indiani, tantissimi turchi con il loro kebab, e jugoslavi che venivano in Svizzera perché in Jugoslavia non si stava più bene. Nell'asilo che frequentavo io giocavo sempre con Seema, che era turca, e con Dujgu, che aveva un puntino rosso al centro della fronte, ed io non sapevo perché, però sapevo che ce l'avevano le donne indiane. E nello stesso asilo c'era Sophie, la mia vicina di casa, che era giapponese. Una volta sono andata a casa sua e la madre mi ha fatto togliere le scarpe e mi ha dato un paio di pantofole: mi è sembrato strano, a casa io avevo le mie pantofole e non le davo certo agli altri, ma era un'abitudine divertente, mi sembrava un gioco, e le pantofole erano verdi. E poi c'era l'amica di mia madre che aveva usanze strane, che ogni tanto portava foulard colorati attorno alla testa. Un bel giorno si è sposata ed ha cominciato a venire a trovarci solo con il marito, e camminava sempre dietro di lui perché era musulmana, però era tanto simpatica ed era una gran chiacchierona.
   Quando siamo tornati in Italia per rimanerci, ero contenta. Mi spiaceva lasciare la nostra casa grande, con il suo bel giardino condominiale, immenso, con la piscina, il campo da tennis e quello da basket, i tavoli per i pic-nic, le altalene e la collinetta con lo scivolo, e dove correvo e correvo ad agosto sotto il sole, e poi tornavo a casa per cena con il mal di testa. Però ero contenta perché saremmo andati a vivere dove c'erano nonno e nonna, e lì nel paese non c'erano tanti drogati come nella città, era meno pericoloso. E poi io avrei cominciato la scuola. Mio fratello era più piccolo, aveva appena 3 anni, lui sarebbe andato all'asilo. Devo dire che si è ambientato meglio di me, alla fine. Io l'Italia ho comiciato ad odiarla quasi subito. Avevo un'accento strano e tutti mi prendevano in giro. Pensavano che venissi dal Nord, da Bergamo, dicevano. Non era quell'accento lì, il mio, era solo l'accento di una che parlava l'italiano mescolandolo alla musicalità delle cadenze svizzere, con le sue vocali allungate e le sue accelerazioni improvvise. Non andavo d'accordo con gli altri bambini, ed appena imparai a leggere presi a starmene chiusa in casa tutto il tempo, leggendo e rileggendo il mio libro di lettura. Non potevo neanche più parlare il tedesco: la mia maestra si impuntò sul fatto che se avessi continuato a parlarlo non avrei mai imparato l'italiano come Cristo comanda, e condusse una sua battaglia personale perché neanche mia madre lo parlasse con me quando ero a casa. Ci riuscì, e da bilingue che ero, ora conosco solo l'italiano. E neanche tanto bene, mi sa. Cominciai ad andare a scuola di danza, ma smisi dopo un mese, quando una bambina negli spogliatoi mi disse "Vattene via di qui, vatti a vestire nel bagno, tu non sei italiana, tornatene in Svizzera!".
   Fu un pugno nello stomaco. Io ero italiana. Questo lo sapevo per certo. Ai mondiali avevo esultato per i goal di Schillaci! Mia madre cercò di convincermi che presto avrebbero smesso di prendermi in giro, che nei paesi piccoli succede sempre così, ma io non ci volli più andare, e dentro di me rimuginavo sul fatto che questo in Svizzera non sarebbe mai successo.
   Ho imparato presto il significato delle parole razzismo e pregiudizio. E ho capito presto che la cosa non riguardava certo me come persona, perciò ho imparato a fregarmene. Sono diventata presto italiana a tutti gli effetti, cominciai a parlare il dialetto del mio paese e smisero di prendermi in giro dopo un paio di anni. Poi ho capito che in Italia il razzismo è una malattia diffusa. Perché l'Italia era spaccata in due, perché al Nord odiavano quelli del Sud, e perché a Sud odiavano quello del Nord. Si fa fatica a sentirsi italiani dappertutto nel territorio nazionale, questo e certo. Si fa una faticaccia terribile, e magari ci si riesce solo ai mondiali di calcio. Soprattutto oggi.
   Perché questa è un'Italia mediatica. Siamo imbevuti fino al midollo di reality, di monumenti alla disinformazione, di telegiornali spacciati per tali ma in realtà più simili a rivistacce di terz'ordine, di programmi di satira che fanno più informazione dei giornali, di programmi di approfondimento politico pilotati. Siamo bombardati e plagiati, indotti a pensarla nel modo in cui ci viene ordinato dalla tv, perché in italia un truffatore può finire in galera e poi fare un sacco di soldi con una linea di abbigliamento. Perché in Italia tutto può fare televisione. E penso con orrore che in un paese dove non si rispetta neanche il diritto di un padre a mantenere il riserbo sulla vicenda di una figlia in stato vegetativo da 16 anni - perché se non parla lui facciamo parlare qualcun altro - prima o poi il quarto d'ora di celebrità diventerà obbligatorio per ciascuno di noi. Ma non è questo il problema. Il problema è che ci nutriamo così tanto di sciocchezze catodiche che è dura non essere ignoranti, anche quando si sta al governo. Ed è perciò dura cercare di capire cosa succede in questo Paese, ed è ancora più dura mantenere un'identità nazionale. E chi se ne importa di Mazzini e della Costituzione, roba da secchioni, la scuola della vita si fa dalla De Filippi. Prendete il lodo Alfano. Qualcuno c'avrà pur pensato che le dittature cominciano così. E mi viene da pensare che ci fu un epoca in cui questo stesso suolo italiano era calpestato da uomini capaci di togliersi la vita per l'ideale repubblicano. E oggi non c'è più dignità, non c'è più cultura, e il razzismo è figlio dell'ignoranza. E se c'è razzismo non c'è unità, e non raccontiamoci la bugia che ai mondiali siamo tutti azzurri. Prendete il Ministro delle Riforme, e la sua invettiva contro gli insegnanti del Sud che hanno bocciato il suo adorato figliolo, perché, dice, la tesina era su Cattaneo, e Cattaneo è uno scrittore del Nord. E allora, dice il Ministro, dividiamo la cultura, regionalizziamo la scuola, gli insegnanti del Sud tornino a lavorare al Sud e ad insegnare i loro autori, e quelli del Nord si riprendano il loro posto, il loro lavoro al Nord, per insegnare i loro autori e a promuovere i figli ignoranti ma padani di papà Bossi.
   Corrado Augias, su La Repubblica di oggi, ha scritto 
"Prima di ogni altra cosa il progetto è stupido ed inapplicabile nella pratica. Pasolini a quale regione appartiene? Al natio Friuli o al Lazio, anzi a Roma ladrona, di cui ha raccontato la poca gloria residua e le molte miserie? Ma poi quelle miserie appartenevano davvero solo a Roma? La città capitale non è stata per lui il simbolo di un'epoca, di una 'cultura', di una civilizzazione che incombe a qualunque latitudine? Il marchigiano Leopardi, lo mettiamo a Nord o a Sud? E 'il gran Lombardo' Gadda che scelse Roma e raccontò la sua via Merulana? Chiacchiere da buontemponi di paese che non sanno di che cosa parlano. A proposito di Verdi e del 'Va' pensiero' mi ha scritto il musicologo Fabrizio Della Seta dell'università di Pavia: <<Verdi non si sentì mai padano, per tutta la vita cercò di staccarsi dalla provincia, si sentiva di casa a Roma, a Napoli e a Parigi, con Milano si riconciliò in vecchiaia. Credeva nell'unità d'Italia, fu vicino a Mazzini, poi a Cavour. Nel 1848, su richiesta del primo, musicò un altro inno di Mameli e nel '49 compose per la nascente Repubblica romana "La battaglia di Legnano", con tanto di Lega lombarda e carroccio, che apre con queste parole: 'Viva l'Italia! Sacro un patto Tutti si stringe i figli suoi'>>. Forse a Bossi converrebbe di più ispirarsi al siciliano Bellini la cui Norma predice ai suoi Galli:'In pagine di morte della superba Roma è scritto il nome... Ella un giorno morrà, ma non per voi, Morrà nei vizi suoi'. Aggiungo che la Leggenda del Piave, anche richiamata da Bossi, è stata composta da E. A. Mario figlio di un barbiere napoletano della Vicaria. Sono le pericolose sciocchezze degli incolti."
   Sciocchezze, sì. Ma intanto, in questa Italia mediatica, siamo stati capaci di mettere al Ministero delle Riforme un ignorante.

"Dante Alighieri", particolare, dall'opera di Domenico di Michelino

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Scritto martedì, 15 luglio 2008 alle 20:49
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   Le mie nottate sono piuttosto creative, come avrete capito. E se non lo avete ancora capito informatevi. Dicevo, dunque, che le mie nottate sono piuttosto creative. E non parlo della messa in atto di qualche complessa posizione orientaleggiante per rendere più divertente e scomodo l'amplesso. No, credo che il sesso mi stancherebbe meno.
   Il fatto è che di notte il mio emisfero sinistro alza bandiera bianca, e buonanotte ai suonatori. Quello destro non si trastulla con tranquilli vaneggiamenti onirici. No, quello destro mio deve sempre strafare, per la serie "facciamoci riconoscere". Mi sembra di essere un delfino, che dorme con un emisfero per volta, manco dovessi respirare sott'acqua pur'io.
   Dunque il mio emisfero destro si dà alla pazza gioia, dicevo, e organizza la sua bella e intricata festicciola, invitando giusto un pò di amici inquietanti, tra cui gli sceneggiatori di Lost e i Tokio Hotel. Tant'è vero che stanotte il
mistero che ci ha tenuti tutti col fiato sospeso mi si è chiarito: i due gemelli in realtà non sono gemelli. Mister Yu Gi Ho, poi, non è neanche un uomo. E' una donna. Il mio emisfero destro, accetta i capelli lunghi solo su un uomo, che risponde al nome di Mel Gibson e indossa il kilt in Braveheart. E il capello, in quel caso, è rigorosamente scigliato. Perciò ha concluso che è una donna. Adottata e travestita da uomo. Così i due gemelli ci possona dare dentro senza sentirsi troppo pervertiti. Il motivo per cui l'hanno travestita da uomo verrà svelato nella prossima serie di Lost.
   Poi io non sono una che mantiene la concentrazione a lungo da sveglia, figuratevi mentre dormo. Così sono passata ad altro. Suppongo di aver fatto un'altra quindicina di sogni di natura varia ed eventuale, finché sono approdata ad un altro scenario inquietante che vedeva protagonista Gerard Depardieu. E me. Insieme. Nel senso di "fidanzati". Nel senso che quando ha cercato di baciarmi, il suo naso ha cominciato a crescere, e crescere, e crescere, finché non è diventato un braccio che mi ha afferrata per il viso, tipo la zia Topazia che a sei anni ti frantuma mascella e mandibola cinguettando "Ma come ti sei fatta cariiiiina!", e a quel punto, grazie a Dio, la sveglia ha permesso all'emisfero sinistro di dare un pò di senso alla situazione.
   Ma il genio va a braccetto con la follia, bisogna tenerlo a mente. E anch'io ho la mia bella dose di genio. Lo so, è nascosto e, soprattutto, non c'è mai quando lo cerchi, ma stanotte si è manifestato. Tra il sogno numero 7 e il sogno numero 8 ho avuto un'epifania. Di quelle che stai sullo stesso problema di fisica da due giorni senza venirne a capo, e una notte sogni la soluzione e ti sembra di avere il mondo in una mano. La mia rivelazione è questa: l'insalata perfetta è composta da insalata romana, pomodori Piccadilly, olive nere snocciolate, cipolla bianca a fettine sottili, origano, olio extravergine d'oliva, aceto di vino rosso, e sale q.b. E ve la metto qui come verità assoluta, perché è buona che fa paura! Vabbé, un pò meno paura di Gerard Depardieu che cerca di baciarvi...
   Dunque non tutto il male viene per nuocere. Resto ferma sulla mia richiesta d'aiuto, sia chiaro. Ma prendetevela comoda, potrei partorire la ricetta del risotto perfetto nel frattempo.
   Concludo dicendovi che Chuck Norris non legge i libri. Li fissa fino a quando non ottiene le informazioni che gli servono. No, non preoccupatevi, non è un'attacco di narcolessia. E lo so, vi state chiedendo
da dove diavolo sia saltata fuori questa scemenza, lo so. Ve lo dico proprio perché vi riprendiate da questo post, và!

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Scritto lunedì, 07 luglio 2008 alle 21:32
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   Il mio corpo è morbido. E' mediterraneo, sinuoso. E' curvilineo, è soffice. E' da afferrare. Il mio corpo è 1.70 di muscoli e adipe distribuiti secondo i dettami delle terre in cui crescono gli ulivi e il grano, in cui si fa il vino buono e il cielo è quasi indaco se c'è il sole, e l'aria profuma di mare o di funghi.
   Il mio corpo è di quelli che i ragazzi per strada si sentono autorizzati a fischiarti dietro, a fare gli apprezzamenti pesanti, a metterti in imbarazzo. E' di quelli che non puoi metterti la prima cosa che capita la mattina perché rischi facilmente di sembrare scialba, poco curata, o volgare, senza gusto. E' di quelli che quando esci per fare shopping la tua taglia non c'è mai perché è la taglia tipica delle italiane, la 44.
   Il mio corpo è di quelli che è nato per essere così com'è, non gli puoi togliere chili per non sembrare "svuotata", sfiancata, sciupata, ma devi anche evitare di aggiungerne altri, perché il tuo patrimonio genetico è quello che è, e se cominci ora non smetti più, e ti peseranno tutti sulle ginocchia e la schiena.
   Il mio corpo è fatto per una donna più sicura di me. E' fatto per una dea della guerra fiera e spietata, per una musa erotica, languida e maliziosa, per una mortale col passo deciso e lo sguardo alto verso l'orizzonte.
   Ed io sono così spaventata dentro, ora, così fragile, che mi sento di non meritarlo e apprezzarlo come dovrei.

"La maya desnuda" (Madrid, Museo del Prado), Francisco Goya, 1789 - 1805

" [...] Invece traversai Belbo, sulla passerella, e mentre andavo rimuginavo che non c'è niente di più bello di una vigna ben zappata, ben legata, con le foglie giuste e quell'odore della terra cotta dal sole d'agosto. Una vigna ben lavorata è come un fisico sano, un corpo che vive, che ha il suo respiro e il suo sudore. E di nuovo, guardandomi intorno, pensavo a quei ciuffi di piante e canne, quei boschetti, quelle rive - tutti quei nomi di paesi e di siti là intorno - che sono inutili e non danno raccolto, eppure hanno anche quelli il loro bello - ogni vigna la sua macchia - e fa piacere posarci l'occhio e saperci i nidi. Le donne, pensai, hanno addosso qualcosa di simile. "

Da "La luna e i falò" -  Cesare Pavese

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Scritto sabato, 05 luglio 2008 alle 12:06
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   (Nella foto qui a fianco potete vedere un tizio a cavallo che sembra un carcerato, ovvero il fantino dell'Istrice, e due cavalli più furbi che hanno disarcionato altri due tizi in pigiama, rispettivamente il fantino della Pantera - pigiama blu e rosso- e il fantino della Torre - pigiama viola rapa)
   Io abito poco fuori Porta "Le Lupe", se la cosa può interessarvi. In teoria, le contrade sono faccenda da chi - vive - dentro - le - mura. Quindi io, per il rotto della cuffia, non devo sopportare canti fino a tarda notte e cazzatine fastidiose di vario genere. Invece per un mese ho dovuto subire il terrorismo psicologico di tamburini e sbandieratori: roba che io i gavettoni dal balcone non li ho mai fatti, ma non è mai troppo tardi per imparare come si versa correttamente la pece bollente durante un assedio. E comunque tutto 'sto fracasso avrebbe dovuto farmi sorgere un sospetto. Sapete chi ha vinto il Palio del 2 luglio? Se non lo sapete ve lo dico io: la contrada dell'Istrice. E indovinate un pò dove vivo io? In mezzo ai contradaioli dell'Istrice, ovviamente.
   Ieri il fanatismo dei vincitori ha raggiunto l'apice: da qualche parte a 100 metri da casa mia si è tenuta la cena della contrada. A parte che hanno cantato tutto il tempo e non ho ancora capito se sono riusciti a mangiare sul serio tra una stecca e l'altra, ma hanno anche sparato a tutto volume, per ben tre volte, la "Cavalcata delle Valchirie" di Wagner, ed è tutto dire.
   Ora, io non è che disprezzi la cultura altrui, sia ben chiaro. Però mi pare ingiusto dover subire tutto questo. Pure il tempo s'è indignato e s'è messo al brutto, tanto che oggi fa un freddo cane e tira un vento da pelle d'oca (non che mi dispiaccia, anzi, sospetto che il clima si sia ben rotto i cosidetti al pari e più di me, motivo per cui mi dimostra la sua solidarietà, perché ovviamente tutto ruota intorno a me... UAHUAH - risata satanica - UAHUAHUAAAAH!). Il punto è che solo i senesi possono essere contradaioli, e guai a dirgli che hanno rotto le scatole co' 'ste manifestazioni ossessive.
   L'anno scorso una signora dall'accento chiaramente laziale era in Piazza per vedere la Provona (la prova generale definitiva che si tiene il primo luglio). Poco prima dell'inizio della corsa, Piazza del Campo viene chiusa da tutti i lati con delle transenne, che vengono trascinate a forza dai vigili urbani e dai contradaioli. La signora in questione è stata schiacciata contro le transenne e sollevata da terra, al che ha cominciato a dimenarsi e ad urlare pregando di fermarsi. E un contradaiolo lì vicino le ha urlato "Andatevene via daqquì, 'he il Palio è roba nostra, voi siete solo stranieri, non ci venite al Palio!!!".  Poi è stata la volta del mio fidanzato, che ha avuto un incontro ravvicinato con una contradaiola ed ha peccato di eccessiva ingenuità.
   Lui  - Certo che il Palio è interessante come patrimonio culturale. Ma se uno vuole entrare a far parte della contrada?
   Lei  - 'He intendi dire, scusa?
   Lui  - Intendo dire che se io voglio entrare a far parte della contrada, come dovrei fare? Si paga una quota associativa? Ci si iscrive da qualche parte?
   Lei  - Ma sei matto??? Tu 'he mi risponderesti se dicessi che voglio pagare per entrare a far parte della tua famiglia?????
   Grazie tesoro, grazie tante, come ho potuto non pensarci? Sai com'è, a Teoria del Palio alle superiori avevo 4! Ma la cosa più bella, a questo punto, è stata la tirata che mi sono dovuta sorbire, durante la trasmissione alla tivù della corsa, da parte del tizio che commentava il Palio:
   "Ecco, 'home potete vedere a Siena il giorno del Palio non ci sono solo le bandiere delle 'hontrade, ma soprattutto le bandiere italiane - inquadratura della bandiera italiana del Palazzo Comunale... l'unica -. Questo perché la contrada insegna ad essere cittadini di Siena, ma anche cittadini italiani e, soprattutto, d'Europa!"

...  ...

   Sì, cittadini d'Europa un paio di p***e!!! MA FATEMI LA CORTESIA! Sono italiana e per vivere qui mi sembra di dovermi procurare il permesso di soggiorno!!!

   Oh. Quasi quasi mi sento meglio. Ma anche no.

Indignatamente vostra,
la Lemurakkia incacchiata forte.

    P.S.: E poi mi domando anche quale sia il punto di vista dei cavalli su tutta 'sta pagliacciata. Magari faccio un'intervista al cavallo della Torre, che ha preso una botta assurda sul fianco mentre quella testa di rapa del fatino tentava di superare il cavallo dell'Istrice nella curva. Mi dica signor cavallo, ha disarcionato deliberatamente il suo fantino - testa - di - rapa? No, perché se è così... ha tutta la mia comprensione!

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Scritto martedì, 01 luglio 2008 alle 17:53
Della serie : pensieri, ah lamour, cazzeggio sparso, vita col camice, pazza pazza città, cronache del paesello - Permalink

   Caldo. Afa. Mi sto letteralmente sciogliendo. E quando a Siena fa così caldo, vuol dire che l'estate è arrivata davvero. Ringraziando il cielo non sono nata senese et contradaiola, altrimenti domani mi sarebbe toccato pure di starmene tutto il giorno in Piazza del Campo per la corsa del Palio. Rabbrividisco (e credetemi, in questo momento esatto ce ne vuole) al solo pensiero. Sono stata tutto il giorno fuori casa, a procacciare generi di varia natura e di prima necessità (tipo pecunia, fotocopie di libri, e cibo): assolutamente non potevo rimandare a domani, 'ché qui il giorno del Palio è come il giorno di Natale.
   Nel frattempo imparo i rudimenti dell'ECG, e ritorno al mio primo amore, la clinica. Io sarò una grande diagnosta, sappiatelo ( U_U non ammetto repliche di sorta, ho bisogno di tenere alto il morale), e comunque ho dedotto da sola una possibile variazione del QRS in caso di blocco di branca, quindi diciamo che sono sulla buona strada... salvo poi scoprire che il blocco di branca può essere di I, II o III grado. Però il fenomeno della fuga dal nervo vago mi galvanizza, per cui di buona lena proseguirò con il capitolo sulle aritmie, felice di averci capito qualcosa al primo colpo (e se una cosa comicia bene, prosegue meglio... le mie connessioni sono settate così, non ci posso fare niente). E comunque siamo un miracolo di ingegneria, ogni tanto lo dimentico.
   Ho anche sviluppato una sana (o insana, fate voi) passione per i pomodori Piccadilly: ronzo continuamente attorno al frigorifero, sperando che la dolce metà non mi becchi mentre sottraggo l'ennesimo ortaggino dal suo grappolone, sennò finisce che si lamenta perché poi non ne abbiamo abbastanza per fare il sugo. Però sono buoni da morire, e quasi quasi vado ad affettarne uno e lo piazzo su una fetta di pane casereccio (che faccio io seguendo la personalissima ricetta della mia adorata nonna) con un filo d'olio e un pò di origano... i profumi della terra mia...
   E' inutile, vado a finire col pensiero sempre lì... è un rapporto strano il mio con il mio paese... è così che funziona... nec tecum nec sine te... A volte mi chiedo perché dovevo crescere proprio lì, altre volte mi domando come farò a viverci lontano. La verità è che ti entra nel cuore, che certi suoni e odori non si dimenticano più, che più ci si sta lontani e più si amano i difetti dei paesani... quella strana eredità genetica: magari ce l'ho anch'io, ma non la esprimo... sta recedendo, forse. O forse io sono semplicemente diversa da loro, una mosca bianca, e non necessariamente in senso positivo.
   Fuori fa un caldo terribile, e le aritmie mi aspettano. E a fine luglio vedrò quanto riesco a resistere a casa mia.

   Vado a farmi un altro pomodoro, và. Sennò divento sdolcinata.

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Scritto giovedì, 26 giugno 2008 alle 23:27
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   Ho ricevuto un premio! E ringrazio tantissimo Svivi: sono onorata di aver suscitato in te una simpatia tale da essermelo meritato!

Il premio Brillante Weblog è un premio per siti e blog che risaltano per la loro brillantezza nei temi e nei design e con lo scopo di promuovere ancora una volta la blogsfera nel mondo.

 Regole:
1) Al ricevimento del premio bisogna scrivere un post mostrando il premio e citare il nome di chi ti ha premiato con l'indirizzo del suo blog;
2) Scegliere un minimo di 7 blog (anche di più) che credi siano brillanti nei loro temi o nei loro design, esibendo il loro nome e il loro link;
3) Avvisare che hanno ottenuto il premio Brillante Weblog;
4) Esibire la foto (il profilo) di chi ti ha premiato e di chi premi (FACOLTATIVO).

   Ed ecco le mie nominations...
Bentalina, per la dedizione alla mia stessa meravigliosa passione, la medicina, e per come mescola il gergo da camice bianco con le emozioni da far esplodere il cuore nelle sue storie quotidiane...
Poemiesigarette, per i sogni (condivisi) sulle ali della notte, e sulle note della meravigliosa musica che anima il suo malinconico blog.
O0oSunshineo0O, per la pungente ironia e per le risate assicurate nel leggere le sue storie, lievi... ma neanche tanto!
Campanellino77, perché che c'è di più brillante di una simpaticissima fata?
RobiSG, per i piccoli gioielli di saggezza che vengono fuori dalla sua professione, racconti decisi e... illuminanti.
Perlasmarrita, per la varietà degli argomenti trattati nella sua piazza virtuale, per le profonde riflessioni che più di una volta ha suscitato in me, e per la sua ricchezza interiore.
Sabrine, per le rispledenti opere che riesce a realizzare e che mi incantano tanto.

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Scritto martedì, 24 giugno 2008 alle 13:54
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   Questo doveva essere un lungo e tedioso post su quanto mi stia sulle scatole questa città, su quanto odi le sanguisughe che si succedono al governo e ce ne fosse uno che abbia dato un'occhiata alla legge Biagi e abbia pensato "ma sì, aggiustiamola!", su quanto bisogno sento di ricoverarmi nel reparto di psichiatria per un paio di settimane, tipo farci le ferie, su quanto la convivenza non sia così entusiasmante come si pensi, nonostante io abbia solo 22 anni e nonostante sia follemente innamorata, soprattutto quando devi fare un sacco di spesa con 40 gradi all'ombra e non hai la macchina.
   Ecco, quello su cui dovevo polemizzare in maniera petulante e vittimistica l'ho detto nelle poche righe qua sopra, così un giorno non mi pentirò/vergognerò di quante scemenze scrivo.
   Ora, sappiate che il mio esame è slittato all'8 luglio. Va bene, facciamo finta che sia meglio così, che il libro lo posso annusare di più, leggerlo per bene, sfogliarlo passandomi la stessa pagina tra le dita mille volte, viverlo, farmelo piacere di più, così non lo odio perché devo affannarmi a leggerlo di corsa e magari non odio neanche un esame fondamentale per la mia futura carriera. Facciamo finta.
   Sono senza il becco di un quattrino, come si suol dire, e con un tempismo perfetto, mio padre è rimasto praticamente senza lavoro. Va bene, facciamo finta che anche questa sia una cosa positiva, che i miei fanno le valigie e se ne tornano in Svizzera, dove c'è un tasso di disoccupazione dello 0,3%, che io ormai sono adulta e forse ci riesco a rimanere da sola in Italia, se non altro loro sono più tranquilli. Facciamo finta.
   Questo è un altro periodo di cacca, insomma. Va bene, facciamo finta che verranno giorni migliori, che i lutti sono finiti almeno per un pò, che per realizzare i sogni basta crederci. Facciamo finta, sì. Magari si avvera.

E comunque attenti che oggi mordo...

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Scritto martedì, 10 giugno 2008 alle 21:35
Della serie : cazzeggio sparso, vita col camice, pazza pazza città - Permalink

   Ok, le cose stanno così:
   1. ieri sera la Nazionale ha fatto veramente schifo
   2. l'esame è il 23 di questo mese e io sono spaventata a morte
   3. la ventola del mio labtop mi ha salutata con un sospetto rumore di aspirapolvere che si spegne e un filo di fumo ancora più sospetto, e io devo scrivere anche una tesina per un'altro esame, ma non posso permettere al processore di friggere.
   4. questa città è calda e umida e siamo in piena frenesia pre - palio, per cui se i tamburini non scassano i tamburi, gli sbandieratori urlano sbandieranno (che poi, a che servirà? Manco fosse un'arte marziale!)
   Dunque sono qui, ad elemosinare i pc altrui, perché ormai senza la rete non posso vivere. Però  ho buone notizie. L'inquinamento mediatico del mio cervello è nettamente diminuito, e la cosa ha i suoi vantaggi, perché finalmente le mie turbe psichiche sono prepotentemente venute a galla, perciò i miei sogni, se è possibile, sono peggiorati. Se avete intenzione di spedire un contributo pecuniario affinchè io possa curare i miei disturbi, fatemi sapere, provvederò a creare un conto corrente apposito e a fornirvi gli estremi. Non è elemosina, sappiatelo, è un atto di civiltà: sennò vi racconto il sogno di stanotte.
   Ora scappo, ritorno a studiare. Non riesco a vedere la fine del libro, sono troppo preoccupata per la figuraccia che farò davanti al prof., ma tengo duro. Perciò vado a far finta di acculturarmi, così non mi sento in colpa, perché io il libro l'ho aperto, è lui che non ha voluto collaborare. E poi devo fare le pulizie perché domani arriva il padre della mia coinquilina.
   Vi ringrazio per le visite (che solleticano il mio ego) e per le risate al post precedente (ma io avevo chiesto aiuto, non lo capite???), e pregherò per voi perché non vi capiti mai di passare l'estate a Siena: credetemi, è dura. See you in Valhalla, my friends, che fa tanto guerriera sul piede di guerra sennò che guerriera è?

  

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Scritto domenica, 25 maggio 2008 alle 18:40
Della serie : vita col camice, pazza pazza città - Permalink

Stavo sognando che Marco Masini si era fatto clonare per poter depistare le sue allegre e allupate fans. Così avrebbe potuto spupazzarsi Lady Oscar nel bel mezzo della piazza del mio paese, mentre il suo clone, di 10 anni più giovane di lui, si era fatto clonare a sua volta perché non ce la faceva a reggere l'assalto delle allegre e allupate fans dell'originale. Così per la piazza giravano tre Marco Masini, con 10 anni di differenza l'uno dall'altro. Assistevo senza troppo coinvolgimento a tutto quel parapiglia, mentre meditavo su che tecnica di clonazione fosse stata usata per realizzare due copie del cantante nel giro di 15 minuti. E poi che cavolo ci faceva Lady Oscar con lui? E perché non c'era André (che francamente era quello che m'interessava di più in tutto questo)?
Ad un certo punto si sente un taratà taratà tattarattarà taratà taratà tattarattarà taratà taratà tattarattarà. Oh no. La sigla di Lady Oscar cantata da Cristina D'Avena. "Cavolo, però potevano scegliere un batterista un pò più capace", ho pensato. Completamente scoordinato. Taratà taratà tattarattarà taratà taratà tattarattarà taratà taratà tattarattarà taratà taratà tattarattarà. "Santo Cielo che suono martellante!", magari saranno state le mitragliette dei servizi segreti del Vaticano, che si sa che lì la clonazione è tabù. Tararararattà tattà tararararattà tattà tararararattà tattà tararararattà tattà tararararattà tattà. Aveva cambiato pure ritmo, a quel punto. "Cazzo, se è fastidioso!".
Mi sono svegliata credendo che stessero buttando giù il muro della camera. Il martellamento continuava, così ho avuto il tempo di prendere coscienza e rendermi conto che erano le 8.40 di domenica mattina (l'alba), ero a Siena, e la clonazione è ancora un tabù. Tararararattà tattà  tararararattà tattà tararararattà tattà tararararattà tattà tararararattà tattà. I tamburi dei contradaioli, per la miseria. "Dio, ti prego, sventra quei tamburi!". Tararararattà tattà tararararattà tattà tararararattà tattà tararararattà tattà tararararattà tattà tararararattà tattà. Dopo 30 minuti abbondanti di fracasso infernale, durante i quali ero passata al punto in cui pregavo Dio di far cadere le braccia a quegli incompetenti, cala il silenzio.
A mente fresca e riposata (5 ore dopo, cioè), sono giunta alla conclusione che così non va. La fisiologia di notte mi fa male. Devo trovare un ritmo sonno-veglia accettabile. E soprattutto acquisire nozioni utili: c'è troppo chiasso mediatico nel mio cervello. Ciò significa che devo evitare di connettermi ad internet. Sennò al prof gli racconto la rivoluzione francese, quando il popolo marciò alla volta della Bastiglia cantando "Bella stronza". E ciò non è bene.
Riaggiornerò dopo gli esami. E se conoscete qualcuno bravo ad interpretare i sogni fatemelo sapere, che 'ste cose mi turbano e devo dargli un senso.

Signori miei, c'ho da studiare!

P.S.: Dopo tutto questo parlare di Lady Oscar, mi sento in dovere di postare la sigla del cartone:
uno di quelli che ho più amato. L'ho scoperto all'incirca a 4 anni, e questa è l'unica sigla
con cui lo identifico... perché è stata la prima che ho sentito... Ah, quanti ricordi...
P.P.S.: Oh, che vi devo dì, per par condicio mi pareva giusto piazzarci pure Marco Masini.
Ora, ditemi voi come fa uno sano di mente a sognarsi questi due assieme
(non quelli del video, intendo dire Marco Masini e Lady Oscar...).
E' YouTube che mi rovina a me, è quello!!!
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